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MONS. ANTONIO FINARDI: «LA CATTEDRALE DI VERONA: COMUNITA' ITINERANTE»

La nostra comunità è abituata ad ospitare, «mostre artistiche» importanti, nel tornacoro della Cattedrale che è la Chiesa del Vescovo, ma anche della comunità dei fedeli.

In queste pietre, in queste preziose opere d’arte, la fede stessa si fa visibile e parla ai visitatori, come ebbe a dire il Beato Giovanni Paolo II nell’aprile del 1988 durante la sua visita a Verona.

Sotto le volte del Tempio risuona quotidianamente il coro dei canonici e la preghiera dell’assemblea liturgica. E’ qui che ogni giorno la cara immagine della Madonna del Popolo rinnova con ciascuno un incontro di amore, di speranza.

Anche l’occasione di questa «mostra» dell’artista Paolo Menon, L’uomo da Dioniso a Cristo è un’opportunità per conoscere la nostra chiesa nella sua storia secolare, nei suoi molteplici aspetti artistici; riscoprirla nel suo significato religioso più genuino e più profondo.

Da sabato 27 agosto a domenica 11 settembre, proprio durante la Novena e la Festa alla Madonna del Popolo, avremo la gioia di conoscere personalmente le sculture di Paolo Menon che intendono percorrere l’itinerario de L’uomo da Dioniso a Cristo

Mentre ringrazio fraternamente l’artista Paolo Menon per la forza delle sue opere, esprimo anche un grazie agli organizzatori per la generosa ed intelligente fatica. Invito tutti a sostare un poco in tornacoro per «vedere» e «riflettere». Cordialmente.
Mons. Antonio Finardi, Arciprete della Cattedrale di Verona 

Intervento di Mons. Antonio Finardi all’inaugurazione della mostra in itinere «L’Uomo, da Dioniso a Cristo» di Paolo Menon, presso la Biblioteca Capitolare Veronese il 27 agosto 2011.  


SEGUE TESTO NEL PAMPHLET: LA CATTEDRALE E LA MADONNA DEL POPOLO

La Cattedrale è il primo santuario mariano della diocesi di Verona. Sulla devozione dei veronesi alla «Madonna del popolo» abbiamo testimonianze precise almeno dal 1635: durante la peste del 1630 (quella descritta dal Manzoni nei Promessi sposi) un predicatore cappuccino riuscì a far rivivere a Verona la devozione mariana che si era alquanto appannata nei secoli precedenti; ora, la cessazione quasi improvvisa della pestilenza fu attribuita a quella ripresa di spiritualità; tant’è che cinque anni dopo, esattamente il 15 aprile 1635, il Vescovo di Verona Marco Giustiniani proclamò Maria «Madonna del popolo veronese». In realtà il titolo è anteriore di almeno tre secoli; già nel 1310, infatti, Alboino della Scala, rifacendosi a un’effigie mariana venerata nella Cattedrale, l’aveva definita incolarum veronensium defensatrix: cioè «scudo del popolo di Verona».

Per quanto riguarda la devozione mariana coltivata nella Cattedrale possiamo tornare a tempi anche più lontani: Maria era largamente invocata come mediatrice di grazie già nel I millennio cristiano, com’è attestato, oltre che da altre testimonianze, anche da un’iscrizione che proviene dal sepolcro del Vescovo veronese Nokterio, della prima metà del X secolo.

Del resto la nostra Cattedrale è nata nel segno di Maria: rifatta nell’VIII secolo, secondo la tradizione, accanto ai resti della basilica paleocristiana del tempo di San Zeno, fu subito intitolata a Santa Maria Matricolare, che è come dire a Maria Madre di Dio; forse soprattutto questo giustifica l’abbondanza di raffigurazioni artistiche dell’Annunciazione, cioè del momento in cui la Vergine diventa Madre del Verbo.

È bene ricordare che più tardi la Cattedrale fu dedicata a Maria Assunta in cielo, e consacrata come tale da Papa Urbano III, il 13 settembre 1187. L’intero tempio è dunque sin dall’inizio dedicato a Maria; è poi certo che almeno dal 1295 le era riservato un altare; e già nove anni prima era stato disposto dalle competenti autorità che si celebrasse in Cattedrale una Messa solenne ogni sabato.

Quanto alla solennità dell’8 settembre, che noi veronesi celebriamo appunto come «Madonna del popolo», essa fu dichiarata festa stabile nel 1756. Bisogna anche ricordare che la statua lignea (nella foto in basso) davanti alla quale preghiamo è alquanto recente: fu commissionata allo scultore Vincenzo Cadorin nel 1921 e sostituisce l’originale del XV secolo, che dal 1958 si trova nell’Istituto femminile «Don Nicola Mazza».

 

IL TORNACORO

La decorazione della cappella maggiore, dal cromatismo chiaro, luminoso e singolarmente affine alle decorazioni romane di inizio secolo, stabilisce l’esordio del manierismo a Verona. Il presbiterio e l’abside romanica risultano «trasfigurati» dagli interventi cinquecenteschi. Gli affreschi e l’elegante struttura del tornacoro esaltano magnificamente lo spazio. Nel clima di forte fermento spirituale e di riforma che prelude al Concilio di Trento, Gian Matteo Giberti, Datario di Clemente VII, succeduto come vescovo di Verona al cardinale Marco Cornaro nel 1527-28, pose mano all’opera di risistemazione dell’area presbiteriale. Assicuratosi il servizio di artisti valenti e famosi, come l’architetto Michele Sanmicheli (1484-1559) e il pittore-architetto Giulio Romano (1492-1546), allievo di Raffaello, realizzò a partire dagli anni Trenta del Cinquecento quanto oggi vediamo. 

Eretto il monumentale altare, il Sanmicheli raccolse lo spazio della cappella maggiore nel recinto di un tornacoro il cui alto basamento, le colonne ioniche, la trabeazione e i candelabri, realizzati con marmi pregiati, creano intensi effetti chiaroscurali. 
 

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